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Un pozzo chiamato desiderio

14/3/2024

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Dal 2015 Matteo Ferrari dà da bere al continente africano: tutto è partito dall’Italia








A cura di Fiippo Poletti
​C’è chi dice quello che fa e fa quello che dice. Matteo Ferrari è uno di questi: nato a Padova nel 1975 e ingegnere, da più di 20 anni vive a Milano, ma appena può parte per andare a costruire pozzi in Africa con la sua associazione, Il Pozzo dei Desideri. «L’idea è nata nel 2014, dopo un viaggio in solitaria di un mese in Malawi – racconta a Gente in movimento –, uno dei Paesi, allora come oggi, tra i più poveri del mondo. Quell’esperienza mi ha segnato molto e ha tracciato una linea netta tra il prima e il dopo quel viaggio. Al rientro ho sentito forte l’esigenza di fare qualcosa. Sentivo un grande senso di colpa verso la buona sorte di essere nato dalla parte fortunata del mondo. È stato questo il motore iniziale che mi ha spinto a pensare di restituire una piccola parte di questa fortuna e la scelta finale è caduta su un elemento vitale, l’acqua. In particolare, sulla costruzione di pozzi nei villaggi più remoti del Malawi per garantire l’accesso ad acqua sicura e pulita a quante più persone possibile».
Ferrari nella vita fa l’informatico, ma se nel suo cuore e nella sua testa c’è sempre il Malawi: «Il Pozzo dei Desideri occupa una parte significativa del mio tempo libero – spiega –. L’azienda dove lavoro incentiva le iniziative personali di volontariato e chi vuole può tracciare le ore che spende nel tempo libero in questo tipo di attività. Nel 2023 ho cercato di tracciarle tutte e il risultato è stato di 350 ore (più di 40 giornate lavorative) a cui si aggiungono 3 settimane di ferie che passo ogni anno in Malawi da 10 anni». Le 3 settimane in Malawi sono quelle durante le quali segue personalmente i lavori di costruzione dei pozzi, ma le giornate spese in Italia sono le più importanti, perché permettono di raccogliere i fondi e sensibilizzare le persone sulle difficoltà del Malawi.
L’impresa va avanti da anni: «Nel 2015 abbiamo costruito i primi 2 pozzi e mi sembrava un risultato incredibile, ma era nulla paragonato ai 31 pozzi che abbiamo costruito solamente nel 2023. Il totale di pozzi sinora costruito è 89 a vantaggio di più di 46mila persone che da questi pozzi possono bere e lavarsi ogni giorno. Un altro obiettivo importante raggiunto è stato quello di trasformare il progetto individuale in un’associazione no profit, fondando nel 2020 Il Pozzo dei Desideri. Nel 2024 vogliamo raggiungere la simbolica cifra dei 100 pozzi costruiti, continuando a coinvolgere sempre più persone in questo progetto, oltre a mantenere viva l’attenzione verso chi ci ha già dato fiducia. La raccolta fondi è il fulcro di tutta l’iniziativa e proprio per questo, sin dall’inizio, nessun euro viene sprecato». Ogni singolo euro raccolto serve per la costruzione dei pozzi: tutte le spese per i viaggi in Malawi, il vitto, l’alloggio e altre spese sono a carico dei singoli volontari.
Tante sono le storie di vita incrociate da Ferrari: «A una sono affezionato in modo particolare. Anni fa, nel 2017, una signora anziana è partita, ovviamente a piedi, dal suo villaggio per raggiungermi al mio alloggio a più di 10 chilometri di distanza e chiedermi di fare un pozzo nel suo villaggio. Abbiamo fatto il pozzo. L’anno successivo, quando sono tornato in Malawi, la signora è ripartita dal suo villaggio per venirmi a ringraziare del fatto che quel pozzo le aveva cambiato la vita. Quei 40 chilometri che ha fatto a piedi per me e il pozzo sono probabilmente nulla rispetto a tutti quelli che ha percorso nella sua vita con un secchio d’acqua sulla testa per andare a prendere l’acqua da qualche parte. È una storia che, quando ci ripenso, mi emoziona ancora».
In questa impresa solidale Ferrari ha incontrato sulla sua strada un fotografo, il sandonatese Alessandro Tintori. Assieme hanno dato vita a una serie di eventi aziendali per raccogliere fondi: «Ci siamo conosciuti per lavoro, ma abbiamo cominciato a frequentarci grazie alla comune passione per la fotografia. Fra le varie iniziative per far conoscere e finanziare Il Pozzo dei Desideri, nel 2018 ho deciso di autoprodurre un libro fotografico, raccontando il progetto attraverso la raccolta di alcune foto in bianco e nero scattate nel corso dei miei viaggi in Malawi. Alessandro è un maestro di fotografia e ha deciso di invitarmi a presentare questo libro ai suoi allievi. Da quella serata, grazie all’idea di una studentessa, Laura Fabris, è nata In Posa per l’Acqua. Siamo stati ospiti di aziende, di privati e di spazi pubblici nei quali abbiamo allestito un set fotografico professionale. Tutti gli ex studenti di Alessandro, che si sono specializzati nel ritratto e sono stati da lui attentamente selezionati, hanno offerto la loro professionalità fotografica, come volontari, per fare un ritratto a chi è venuto a trovarci. Ogni ritratto è stato stampato in loco e consegnato alla persona ritratta a fronte di un’offerta per Il Pozzo dei Desideri. È un’iniziativa incredibile che regala un’esperienza umana e fotografica di altri tempi e, al contempo, regala tanti pozzi ai villaggi del Malawi. Solo con In Posa per l’Acqua abbiamo costruito più di dieci pozzi in Malawi. Alessandro, anche lui come volontario, coordina, supervisiona e ha fotografato durante tutte le sessioni di ritratto che abbiamo organizzato. Sono migliaia le persone che sono venute a farsi un ritratto».
Il futuro, dunque, è proseguire sulla via intrapresa. Per questo serve l’aiuto di tanti, a partire dalle aziende che possono sostenere Il Pozzo dei Desideri in diversi modi: una semplice donazione, l’acquisto dei libri fotografici (come regalo di Natale solidale, per esempio) oppure organizzando un evento aziendale e ospitarci con In Posa per l’Acqua. Quest’ultimo modo, in particolare, è particolarmente coinvolgente ed è stato apprezzato dai molti dipendenti che con le loro famiglie sono venuti a regalarsi un ritratto.
© Gente in Movimento - riproduzione riservata

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