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Follie Green verso un auspicato cambiamento

15/3/2024

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I cittadini saranno chiamati ad esprimere
il loro voto rispetto alle elezioni europee, è
ora di dimostrare che questa non è l’Europa
che vogliamo.





A cura dell'Onorevole Pietro Fiocchi
Nel marzo 2023, su Gente in Movimento, avevo predetto che una possibile decisione della Commissione Europea di privilegiare i motori elettrici rispetto a quelli termici avrebbe portato alla perdita di oltre 140.000 posti di lavoro. In fatto di normative europee, sottolineavamo come troppe volte le proposte nate all’insegna del buon senso vengono distorte sotto il peso di una vera e propria ideologia Green. Un anno è passato e con rammarico ritorniamo sullo stesso problema. Recentemente, si sono conclusi i triloghi su CO2 Emission performance standards for new Heavy Duty Vehicles, con risultati tutt’altro che soddisfacenti. Pur riconoscendo la necessità di elettrificare i veicoli pensanti per ridurre le emissioni di CO2 e contribuire in tal modo ad un’aria più pulita, l’attuazione delle norme proposte solleva molte perplessità, in particolare per quanto riguarda la capacità di ricarica e naturalmente le infrastrutture a disposizione. Attualmente, i gestori di reti in molti stati membri sono già sottoposti a una pressione estrema per soddisfare la domanda di capacità di rete e di infrastrutture di ricarica aggiuntive. L’applicazione di questo regolamento non farebbe che aggravare i problemi esistenti.
Ritengo
 che una seria presa in esame del regolamento avrebbe dovuto considerare il ruolo dei carburanti neutri dal punto di vista delle emissioni di CO2. Le alternative come i biocarburanti e i carburanti sintetici esistono e vanno valutate, al di là di qualsiasi ideologia estremista. Sfortunatamente non sono stati inseriti nell’accordo, benché avrebbero permesso di mantenere la neutralità tecnologica e non aggravare ulteriormente i problemi di rete già esistenti. 
Nonostante alcuni piccoli miglioramenti, come aver scongiurato l’obbligo di una conversione totale all’elettrico dei bus urbani entro il 2030, l’accordo raggiunto riflette un netto distacco dalla realtà. È lecito domandarsi se coloro che hanno votato a favore abbiano
 effettivamente ponderato l'impatto economico di tali imposizioni sui singoli Stati membri.
​Per completare questa transizione ecologica senza rischi non possiamo affidarci solo a buone intenzioni
 e qualche vago discorso retorico sul “clima” e la “natura”. È imperativo condurre un’analisi ponderata e oggettiva delle possibilità, tenendo conto non soltanto dell’obbiettivo da perseguire, ma i mezzi, i tempi e le modalità per conseguire tali obbiettivi. La mancata considerazione dei carburanti alternativi dimostra l'influenza ideologica di certi ambiti del Parlamento Europeo che da troppi anni avanzano indisturbati con la propria egemonia. 
Davanti a questa realtà è necessario essere chiari. Tra pochi mesi, i cittadini saranno chiamati ad esprimere il loro voto rispetto alle elezioni europee. Dopo trent’anni di Europa che ha prestato scarsa attenzione alle esigenze economiche degli Stati membri, e si è mostrata molto più interessata a difendere gli interessi delle lobby Green che a risolvere i problemi reali, queste elezioni rappresentano un’occasione molto più unica che rara per cambiare finalmente qualcosa. Questa non è l’Europa che vogliamo, è ora di dimostrarlo.
© Gente in Movimento - riproduzione riservata

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