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Dazi USA e Made in Italy

5/3/2021

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Le politiche protezionistiche dell’amministrazione Trump hanno introdotto dazi che gravano sulle nostre esportazioni.
Il 2021 è iniziato all’insegna della speranza, con qualche buon auspicio. E al netto degli strascichi della pandemia da Covid-19, l’economia proverà a ripartire cogliendo le opportunità declinate da alcuni nuovi scenari della politica, comunitaria e internazionale.

Per l’Unione europea, e l’Italia in particolare, l’elezione di Joe Biden alla presidenza degli Stati Uniti riporta ad esempio in agenda la questione dei dazi commerciali aggiuntivi applicati su molti prodotti esportati Oltreoceano, tra cui eccellenze dell’agroalimentare come formaggi e salumi.

Sembrano un lontano ricordo le politiche protezionistiche varate a livello globale negli ultimi quattro anni dall’amministrazione Trump (Do you remember ‘American first!’); molto più vicine, e purtroppo ancora tangibili, le tariffe al 25% introdotte nell’ottobre 2019 contro l’Europa dopo il via libera della World Trade Organization (Wto) per la vicenda Boeing-Airbus. 

Dazi che di fatto gravano sulle nostre esportazioni, come ha certificato l’Istat solo pochi giorni fa. E questi dati indicano come nel 2020 il valore dell’export in Usa è calato del 6,7%, nel complesso, con una perdita di valore di circa mezzo miliardo di euro per prodotti tipici del Made in Italy, come Grana Padano, Gorgonzola, Asiago, salami e mortadelle, ma anche agrumi, succhi e liquori.

Gli Usa rappresentano il primo mercato extra-europeo per l’Italia e con l’insediamento del presidente Biden ci sono ora le condizioni per superare questo conflitto commerciale, tuttora in corso, ed evitare un drammatico ping pong con analoghe ritorsioni da parte dell’Ue, autorizzate nel frattempo dalla stessa Wto, il 12 gennaio scorso.

Con l’amministrazione Biden, insomma, c’è la possibilità di avviare un rapporto costruttivo tra storici alleati, come Unione europea e Stati Uniti. Da qui la proposta che ho avanzato personalmente, fatta propria in commissione Agricoltura al Parlamento europeo, di richiedere una moratoria formale di sei mesi.

Nella lettera, inviata attraverso il vicepresidente esecutivo della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis, in occasione dell’Inauguration Day e dell’insediamento di Biden alla Casa Bianca, abbiamo chiesto di azzerare per almeno un semestre i dazi doganali che gravano sui prodotti europei destinati al mercato Usa, così come su quelli statunitensi importati nell’Unione. Il tempo utile per riavviare un dialogo costruttivo tra alleati e superare la stagione delle misure di ritorsione con una soluzione negoziale definitiva.

Ricordo che senza una moratoria dei dazi commerciali non potremo aprire un tavolo negoziale basato sulla fiducia reciproca con gli Stati Uniti; un tavolo che metta la parola fine a questo contenzioso commerciale non più sostenibile per i nostri produttori, considerato anche che finora non è stato predisposto alcun sostegno finanziario per compensarne le perdite.

Detto questo, la questione rimane strutturalmente difficile. Fra Stati Uniti e Ue avviene circa un terzo degli scambi commerciali globali: tra beni e servizi parliamo di 700 miliardi di dollari l’anno, con un saldo attivo, oltre tutto crescente, di oltre 100 miliardi nel settore agroalimentare a favore dell’Unione.

Dagli Usa importiamo materie prime, che poi trasformiamo, come mais, soia, cotone, riso. Mentre l’Europa, e l’Italia in particolare, esporta prodotti trasformati come vino, formaggi, conserve, olio e pasta. E questa dinamica, per noi vantaggiosa, ci vedrà ‘condannati’ a esportare sempre di più prodotti finiti. Possibilmente senza la spada di Damocle di nuovi dazi commerciali.  

A cura dell’On. Paolo De Castro.
© Gente in Movimento - riproduzione riservata

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