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Incidenti: il dolore non si pesa, ma si quantifica

10/5/2024

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Nel 2022 ben 3.159 famiglie hanno pianto un figlio, un padre, una madre, un fratello, un nonno...tutti di vittime della strada.






​A cura di Giordano Biserni
​Per capire bene cos’è il dolore per la perdita di un proprio caro, bisogna provarlo. È quello che purtroppo sta capitando anche a me dopo che alla Vigilia di Natale ho perso la mia compagna di una vita, una compagna per una vita. No, non si può descrivere una morsa che ti prende lo stomaco, la gola e ti disconnette il cervello, una sorta di corridoio scuro dove si incrociano ricordi dolci che sai essere irripetibili. Ma anche incertezza per un futuro che non sai neppure abbozzare in uno schizzo.
Mi scuso per questa introduzione per una volta di carattere strettamente personale, ma era necessaria per arrivare al ragionamento che voglio tentare di fare pur nella condizione estremamente sgualcita che sto vivendo. In questi giorni di forte dolore mi sono più volte posto la domanda: ma un dolore altrettanto grande lo hanno provato nel 2022 ben 3.159 famiglie di vittime della strada. Famiglie che hanno perso un figlio, un padre, una madre, un fratello, un nonno, per uno schianto stradale che poi vede in molti casi il pianto per vittime incolpevoli. Calcolavo che per ogni vittima, specie se giovane, c’è un lutto improvviso per almeno 30 parenti più stretti: genitori, figli, fratelli, nonni e spesso anche veri amici. Allora ragionavo che dalla strada deriva un dolore enorme per quasi 100.000 persone in un solo anno, una sorta di città media che si annienta nel lutto. Per non parlare poi dei feriti spesso con conseguenze fisiche irreversibili: almeno 20.000 in un anno, mentre il gruppo ristretto che dovrà occuparsi di questi feriti gravi direttamente o indirettamente è di circa 5-6 familiari. Altre 100.000 vittime indirette della strada. Questa guerra non dichiarata vede però spesso protagoniste non le strade killer, non la nebbia assassina, ma comportamenti umani che accettano con arrogante sovrastima delle proprie capacità il rischio che si proietta poi anche sugli altri. La strada, l’ho già scritto, è l’unico posto nel quale un soggetto ubriaco, drogato, distratto, che viaggia a velocità esagerate, può emettere una sentenza di condanna a morte, immediatamente eseguita sul posto, inappellabile a carico di un innocente, godendo di una quasi impunità spesso totale; pertanto, invito a pensarci bene per favore.
Riflettiamo! Non abbiamo ancora i dati ufficiali delle vittime della strada del 2023, ma abbiamo i dati degli Osservatori ASAPS. Cosa ci dicono? Ci dicono che nell’anno appena trascorso abbiamo avuto 440 pedoni travolti e uccisi sulle strade, 197 ciclisti che non sono più arrivati al traguardo di un simbolico Giro d’Italia. Abbiamo conteggiato 1.312 vittime nei soli incidenti del fine settimana, di cui 442 motociclisti. Poi ci sono da conteggiare le vittime di tutti gli altri giorni della settimana. Ah, si devono aggiungere anche 50 bambini che sulla strada hanno perso la vita nel 2023, loro sì sicuramente incolpevoli, lasciando in un dolore sconfinato genitori e nonni.
Ma immaginate, una persona cara parte da casa e non ritorna più a causa di un incidente! È accettabile che ciò accada per oltre 3.000 volte in un anno scaraventando almeno 100.000 persone nel dolore più profondo? Senza avere nemmeno avuto la possibilità di salutare il proprio caro.
Ecco, nel mio caso ho avuto un vantaggio notevole. Sono riuscito a salutare Gabriella e le ho stretto la mano e oggi lo considero un privilegio.
© Gente in Movimento - riproduzione riservata

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